Il mondo del web 2.0 e quello delle reti sociali sembrano sempre sull’orlo del caos. Sistemi complessi in cui regole e disordine si mescolano, mutano in continuazione gli scenari.
La spinta verso la socialità e la partecipazione attiva nella creazione e distribuzione di contenuti ha favorito l’aggregazione di persone basate sull’affinità di gusti, interessi e obiettivi e la conseguente creazione di gruppi variamente articolati.
Una rivoluzione copernicana basata su contenuti non più creati da pochi per un ampio audience di massa o targettizzato, ma dagli utenti stessi dei media sociali che diventano essi stessi creatori e destinatari dei messaggi.
Spettatori che divetano sempre di più spesso attori o per meglio dire spet-attori, cioè utenti passivi che, coinvolti in prima persona, diventano utenti attivi.
Ma cosa accomuna i media sociali?
Senza voler dare una definizione enciclopedica, si può affermare che i principali fattori sono la presenza di un ampio numero di persone che, attraverso una rete neutrale, produce, distribuisce e modifica contenuti digitali, raggiungendo una certa massa critica.
Le persone con il media digitale ed Internet possono diventare editori di se stessi e condividere facilmente le opere della propria creatività e del proprio ingegno. Gli altri membri possono commentare o modificare le informazioni e ridistribuirle in altri siti. La tecnologia ci ha aiutato a concretizzare le nostre idee e a condividerle. Internet ha reso la condivisione dell’informazione a portata di tutti.

La neutralità della rete ha permesso a tutti pari dignità, evitando che certe informazioni fossero rallentati o velocizzati a seconda del contenuto. Qualunque informazione deve essere consegnata e qualsiasi nodo deve potersi connettere con qualsiasi altro. Questo ha favorito la libera circolazione delle informazioni e delle idee.
Le reti chiuse e proprietarie, come quelle degli operatori mobili, non hanno usufruito della creatività e crescita esponenziale di contenuti proprio per il fatto di essere un giardino recintato. In questa riflessione si spiega il mancato successo di molti dei servizi a valore aggiunto che i diversi operatori hanno di volta in volta tentato di spingere.
Di libertà e democrazia peccano spesso anche le Intranet aziendali stile web 1.0, in quanto incentrate su vecchi assunti di comando e controllo che spengono sul nascere le buone intenzioni collaborative e creative. Il risultato è stato che ancor oggi le informazioni viaggiano su strumenti utili ma con chiari limiti d’utilizzo come la posta elettronica. Uno strumento oggi come oggi senza il quale probabilmente non riusciremmo a lavorare, ma che al tempo stesso talvolta rappresenta un macigno alla produttività aziendale. Ad ogni modo uno strumento assolutamente inadatto per affrontare le sfide della collaborazione e della creatività che il web 2.0 ci presenta.
Nelle nuove reti sociali gli utenti interagiscono creando nuove sottoreti sociali capaci di creare valore attraverso l’intelligenza collettiva. Come le formiche che pur interagendo solo a livello locale riescono comunque a creare un comportamento globale organizzato, così gli utenti dei social media pur agendo individualmente creano valore collettivo.
La massa critica è quella soglia quantitativa minima oltre la quale si ottiene un miglioramento qualitativo. I media sociali per essere tali devono raggiungere questa massa critica. In pratica è la massa critica che permette di creare valore fra individui associati da interessi comuni ma con caratteristiche personali eterogenee.
I Social Network ed il web 2.0 in generale, in quanto sistemi complessi, per evolvere devono rimanere in quella zona compresa fra l’ordine e il disordine, quella terra dove la vita ha abbastanza vigore per crescere e abbastanza creatività per evolvere. Per questo il mondo web 2.0 è in continua evoluzione. Una “versione beta” permanente dove le nuove idee e i nuovi fenomeni producono mutamenti della specie in continuazione.

Un mondo dove niente è per sempre e dove vige la legge della foresta: il capobranco ha la leadership indiscussa ma deve continuamente difendere il suo territorio dai giovani leoni.